
In un ampio pacchetto di riforme presentato al presidente John Dramani Mahama, la Commissione per la revisione della Costituzione del Ghana ha proposto di introdurre il reato di ecocidio nel diritto nazionale, affermando:
«Per esprimere il disgusto e il biasimo della società nei confronti dell’estrazione mineraria illegale in Ghana, la Commissione verrebbe meno al proprio dovere di revisione costituzionale se non raccomandasse l’istituzione del reato di ecocidio, accompagnato da sanzioni molto severe e punitive. Ciò costituisce inoltre una vera e propria espressione del diritto a un ambiente pulito.» ( Capitolo III, paragrafo 3.18).
La revisione prevista dalla legge, "Trasformare il Ghana: dalla democrazia elettorale alla democrazia dello sviluppo", raccomanda di rafforzare la tutela costituzionale dell’ambiente, la responsabilità democratica, le istituzioni pubbliche e i diritti fondamentali; è stata commissionata per esaminare la Costituzione del Ghana del 1992 a seguito di ampie consultazioni a livello nazionale che hanno coinvolto oltre 21.500 partecipanti provenienti dalla società civile, dalle autorità tradizionali, dai gruppi giovanili, dal mondo degli esperti e dalle istituzioni pubbliche.
Se le raccomandazioni della revisione venissero attuate, il Ghana diventerebbe la prima nazione africana a riconoscere l’ecocidio come reato nazionale. Oltre all’ecocidio, il rapporto delinea il piano più completo per una riforma costituzionale in Ghana dal 1992. Tra le proposte chiave figurano il rafforzamento dei controlli sul potere esecutivo, la riforma del Parlamento per migliorare la rendicontazione, il potenziamento dell’indipendenza e delle risorse delle istituzioni di controllo, nonché l’ampliamento dei diritti e dell’inclusione in ambiti quali la parità di genere, i diritti delle persone con disabilità, la privacy digitale, le misure anticorruzione e il decentramento.
L’inclusione dell’ecocidio nell’agenda di riforma costituzionale del Ghana riflette il crescente slancio in tutta l’Africa per affrontare la distruzione ambientale su larga scala attraverso il diritto penale, in parte guidato dalla leadership della Repubblica Democratica del Congo, che nell’ottobre 2024 ha sostenuto la proposta formale di Vanuatu, Figi e Samoa di emendare lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale per includere l’ecocidio. Da allora, la Conferenza ministeriale africana sull’ambiente (AMCEN) ha definito l’ecocidio una priorità per il periodo 2025–2027, mentre la Commissione per il clima del bacino del Congo ha chiesto che si ricorra ai processi dell’Unione Africana per garantire il riconoscimento dell’ecocidio come reato internazionale.
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