
Il 3 dicembre 2019 all’Aia, in occasione dell’Assemblea annuale degli Stati parti della Corte penale internazionale (CPI), lo Stato insulare del Pacifico di Vanuatu ha rilasciato una dichiarazione coraggiosa, secondo cui l’Assemblea dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di ampliare la competenza della Corte per includervi il reato di ecocidio.
L'ambasciatore John Licht di Vanuatu, intervenendo a nome del proprio governo alla sessione plenaria dell'Assemblea, ha dichiarato: «Un emendamento allo Statuto di Roma potrebbe qualificare come reato gli atti che costituiscono un ecocidio. Riteniamo che questa idea radicale meriti una discussione approfondita».
Ciò è avvenuto nel contesto dell’impegno dichiarato da Vanuatu a garantire la giustizia universale per i crimini più gravi, nonché alla luce della constatazione che l’innalzamento del livello del mare e altri effetti dei cambiamenti climatici continuano a compromettere la capacità di Vanuatu di raggiungere lo sviluppo sostenibile nell’ambito dell’Agenda 2030 per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).
Nel discutere la questione della giustizia in relazione alla distruzione di massa dell’ambiente naturale e agli effetti del riscaldamento globale, la dichiarazione ufficiale di Vanuatu ha suggerito che l’Assemblea degli Stati parte sia nella posizione ideale per valutare come scongiurare la catastrofe climatica e garantire un risarcimento alle vittime attraverso il sistema giudiziario internazionale.
La dichiarazione proseguiva: «La scienza dimostra che il riscaldamento globale è una realtà e che la situazione non potrà che peggiorare, assumendo proporzioni catastrofiche, se non riusciremo a realizzare le trasformazioni rapide e di ampia portata necessarie per mantenere la temperatura al di sotto di 1,5 gradi. Pertanto, l’impegno a rafforzare lo Stato di diritto internazionale per proteggere il nostro patrimonio comune e l’ambiente potrebbe costituire la nostra eredità comune».
È la prima volta dal 1972 che un rappresentante di Stato chiede formalmente il riconoscimento dell’ecocidio in un forum internazionale che riunisce tali rappresentanti. L’ultima persona a farlo fu il primo ministro svedese Olof Palme nel 1972, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano tenutasi a Stoccolma, dove descrisse l’aria e gli oceani come un ambiente condiviso verso il quale tutti noi abbiamo il dovere di prestare attenzione, dichiarando che «l’ecocidio... richiede un’attenzione internazionale urgente»
L’ambasciatore Licht ha osservato dopo aver pronunciato il suo discorso: «Dobbiamo costruire un solido ponte tra la scienza e i percorsi giuridici per esplorare il modo migliore in cui gli Stati parti, attraverso le loro istituzioni internazionali competenti, possano avviare discussioni volte a trovare un ricorso legale contro la distruzione in corso dell’ambiente naturale e del sistema climatico terrestre – ciò che definiamo ecocidio».
«Vanuatu non è sola nell’affrontare la crisi climatica», ha proseguito. «Le società di tutto il mondo si trovano ad affrontare sfide simili che continuano a mietere vittime e a distruggere la ricchezza economica delle regioni colpite su una scala senza precedenti. Vanuatu ritiene che l’Assemblea della Corte penale internazionale debba mantenere la propria rilevanza di fronte alle più gravi minacce ai diritti umani nella storia dell’umanità: deve prendere seriamente in considerazione la possibilità di apportare emendamenti affinché l’ecocidio diventi il quinto crimine previsto dallo Statuto di Roma».
La dichiarazione ufficiale all’Assemblea plenaria è stata rilasciata poco dopo un evento collaterale organizzato dalla Repubblica di Vanuatu sul tema “Indagini e procedimenti penali in materia di ecocidio: il ruolo attuale e futuro della Corte penale internazionale (CPI)”. L’evento è stato presieduto dall’ambasciatore Licht e ha visto la partecipazione di relatori provenienti dal Pacifico, in particolare da Tuvalu e da Kiribati, nuovo Stato membro della Corte penale internazionale, la cui adesione allo Statuto di Roma della Corte è avvenuta proprio il mese scorso, a seguito di un’importante tavola rotonda tenutasi all’inizio di quest’anno a Port Vila, capitale di Vanuatu. Sono intervenuti inoltre avvocati provenienti dalla Francia e dal Cile, l’avvocato penalista internazionale Richard Rogers e il cofondatore di Stop Ecocide, Jojo Mehta.
Jojo Mehta ha dichiarato: "L'evento con la tavola rotonda ha registrato il tutto esaurito e l'atmosfera era elettrizzante. Si tratta di un'idea il cui momento non solo è arrivato, ma che avrebbe dovuto concretizzarsi già da tempo. È un gesto coraggioso e determinato da parte di Vanuatu quello di compiere il passo di chiedere apertamente che si prenda in considerazione il reato di ecocidio, ed è emerso chiaramente dalla reazione odierna che non saranno soli. Il clima politico sta cambiando, in risposta al cambiamento climatico. Questa iniziativa non potrà che crescere: tutto ciò che stiamo facendo è contribuire ad accelerare un’inevitabilità giuridica di cui c’è grande bisogno».
Leggi qui la dichiarazione ufficiale

NOTE DELLA REDAZIONE:
Vanuatu è uno Stato insulare del Pacifico composto da circa 80 isole ed è stato definito lo Stato più vulnerabile al cambiamento climatico al mondo. Questa piccola Repubblica, con una popolazione di 270.000 abitanti, è una voce di spicco nella regione e già lo scorso anno ha dichiarato pubblicamente la propria disponibilità a ricorrere a vie legali per ottenere giustizia climatica e un risarcimento per i danni causati dal cambiamento climatico.
Ecological Defence Integrity è un’organizzazione senza scopo di lucro britannica fondata nel 2017 dall’attivista ambientale Jojo Mehta e dalla pioniera del diritto, la compianta Polly Higgins (1968-2019), con l’obiettivo di sostenere il riconoscimento dell’ecocidio come reato dinanzi alla Corte penale internazionale. Per raccogliere fondi a tal fine, hanno lanciato la campagna rivolta al pubblico Stop Ecocide, in cui i sostenitori si dichiarano “Proteettori della Terra” e contribuiscono a un fondo fiduciario riconosciuto a livello globale.