
Il vicepresidente dell'Iran e capo del Dipartimento dell'Ambiente del Paese, Shina Ansari, ha definito gli attacchi alle strutture di stoccaggio del petrolio a Teheran una «chiara manifestazione di ecocidio».
In una dichiarazione pubblica pubblicata sui social media, che si ritiene sia la prima rilasciata da un funzionario statale a utilizzare esplicitamente il termine in relazione all’attuale conflitto, Ansari ha descritto le esplosioni diffuse nei depositi di carburante, che hanno avvolto la capitale iraniana in una coltre di fumo e causato quella che è stata definita una “pioggia nera”, come:
«...una chiara manifestazione di ecocidio o di crimine ambientale. Un atto disumano che rappresenta una minaccia per la vita di persone innocenti e civili, le quali, oltre al trauma psicologico, devono sopportare le pericolose conseguenze ambientali di questa guerra vigliacca.»
Gli esperti hanno messo in guardia dai notevoli rischi ambientali e sanitari legati agli attacchi alle infrastrutture petrolifere. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che i danni a tali strutture possono contaminare il cibo, l’acqua e l’aria, comportando gravi rischi per le popolazioni vulnerabili. Il dottor Akshay Deoras dell’Università di Reading ha dichiarato al Guardian che gli incendi nei depositi petroliferi rilasciano fuliggine, composti solforati e potenzialmente metalli pesanti che, combinandosi con le precipitazioni, possono formare piogge acide e particolato nocivo.
L’Osservatorio sui conflitti e l’ambiente (CEOBS) ha individuato oltre 300 episodi rilevanti dal punto di vista ambientale in tutto l’Iran e nella regione circostante, sebbene la portata complessiva dei danni sia ancora in fase di definizione.
Sono in corso iniziative volte a riconoscere l’ecocidio come reato penale a sé stante a livello nazionale, regionale e internazionale. Sebbene il termine sia sempre più utilizzato per descrivere la devastazione ambientale in contesti di conflitto come quelli dell’Ucraina e di Gaza, la normativa sull’ecocidio mira a prevenire le forme più gravi di distruzione ambientale stabilendo chiari criteri giuridici ovunque essa si verifichi, sia in tempo di pace che in tempo di guerra.
Leggi la dichiarazione completa del vicepresidente qui.
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***Aggiornamento - 16 marzo 2026***
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito gli attacchi ai depositi di carburante in tutta Teheran un “ecocidio”, sottolineando l’impatto sulla salute degli abitanti della capitale iraniana.
In un post su X, Araghchi ha affermato:
«I bombardamenti israeliani sui depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio. I residenti rischiano danni a lungo termine alla loro salute e al loro benessere. La contaminazione del suolo e delle falde acquifere potrebbe avere ripercussioni che si protrarranno per generazioni».
***Aggiornamento - 28 marzo 2026***
Il rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha notificato formalmente al Segretario Generale dell’ONU e al Consiglio di Sicurezza che gli attacchi alle infrastrutture petrolifere iraniane «costituiscono una chiara violazione del diritto internazionale umanitario e degli impegni multilaterali in materia ambientale, e soddisfano i criteri di un crimine ambientale, compreso l’ecocidio».
In una lettera inviata insieme alla corrispondenza del ministro del Petrolio iraniano, Mohsen Paknejad, Iravani ha affermato che gli attacchi “comportano la responsabilità internazionale” dei responsabili e richiedono “la piena assunzione di responsabilità dinanzi agli organismi internazionali competenti, compreso l’obbligo di fornire un risarcimento completo per tuttii danni materiali e moralisubiti”.
Leggi qui il comunicato completo.