L'Iran chiede che l'ecocidio sia riconosciuto come reato internazionale

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha espresso il proprio sostegno al riconoscimento dell'ecocidio come reato internazionale a sé stante, alla luce delle preoccupazioni relative ai danni ambientali causati dagli attacchi militari contro il Paese.

Intervenendo a Teheran l’11 ottobre in occasione di un evento dal titolo “Ecocidio: il crimine di guerra silenzioso”, Araghchi ha chiesto l’adozione di meccanismi giuridici internazionali più incisivi per prevenire la distruzione dell’ambiente durante i conflitti armati e assicurare i responsabili alla giustizia.

Ha affermato che l’Iran è favorevole al riconoscimento dell’ecocidio come reato internazionale a sé stante ed è pronto a mettere a disposizione le proprie competenze scientifiche, giuridiche e diplomatiche a sostegno degli sforzi internazionali volti a contrastare la grave distruzione ambientale.

Araghchi ha inoltre indicato la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP31, come un’occasione per richiamare l’attenzione internazionale sulle conseguenze ambientali degli attacchi militari.

«La tutela dell’ambiente deve andare oltre le semplici dichiarazioni d’impegno ed entrare nel campo della rendicontazione, della responsabilità e di un’azione internazionale efficace», ha affermato.

Il ministro degli Esteri ha sottolineato i danni ambientali causati dalle operazioni militari in Iran, a Gaza e in Libano, tra cui la contaminazione dell’acqua e del suolo, la distruzione degli habitat naturali e i danni alle infrastrutture energetiche. Ha avvertito che le conseguenze potrebbero farsi sentire per decenni.

Intervenendo allo stesso evento, il vicepresidente iraniano e capo del Dipartimento per l’Ambiente, Shina Ansari, ha confermato che il governo iraniano aveva preparato dei rapporti che documentavano i danni ambientali subiti durante la guerra, tra cui l’inquinamento, la perdita di biodiversità e la distruzione degli habitat naturali, a sostegno di un’azione legale internazionale.

Riferendosi al ritiro degli Stati Uniti dagli accordi internazionali in materia ambientale, Ansari ha sottolineato l’importanza di continuare a richiamare l’attenzione della comunità internazionale sui danni ambientali causati in tempi di conflitto, nonostante le difficoltà che ostacolano la cooperazione internazionale.

Queste ultime dichiarazioni fanno seguito a diversi interventi precedenti da parte di alti funzionari iraniani che hanno esplicitamente invocato il concetto di ecocidio e chiesto che venga accertata la responsabilità giuridica a livello internazionale.

Nel marzo 2026, Ansari ha descritto gli attacchi alle strutture di stoccaggio del petrolio di Teheran come una «chiara manifestazione di ecocidio». Araghchi ha successivamente affermato che gli attacchi «violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio», mettendo in guardia dai potenziali impatti a livello generazionale sulla salute umana, sul suolo e sulle acque sotterranee.

Sempre a marzo, il rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha sollevato formalmente la questione in una lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza, affermando che gli attacchi alle infrastrutture petrolifere iraniane rispondevano ai criteri dei crimini ambientali, compreso l’ecocidio.

È disponibile il servizio sull'evento dell'11 ottobre, intitolato “Ecocidio: il crimine di guerra silenzioso”, pubblicato dall'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA qui. La cronaca delle dichiarazioni rilasciate da alti funzionari iraniani nel marzo 2026 è disponibile qui. La lettera dell’Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si definiscono gli attacchi alle sue infrastrutture petrolifere come potenziale ecocidio, è disponibile qui.   

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